::::> sei in ... Spazio Giovani > Io e gli altri > Coppia > Giovani e genitori
contattaci psicologa, ginecologa, altri
L'Associazione
Spazio Giovani
Il mio corpo
L’adolescente ha bisogno del sostegno della sua famiglia per poter superare in modo adeguato questo
periodo critico, ma allo stesso tempo, il rapporto con i genitori è difficile perché può essere vissuto
come poco soddisfacente, conflittuale, privo di comprensioni. I genitori, da parte loro, possono essere
incerti su quale sia il modo migliore per stare vicino al figlio, perché possono sentirsi inadeguati
e rifiutati o essere vittime di paure irrazionali di fronte alle richieste di autonomia dei loro ragazzi.
La relazione che si sviluppa tra genitori e figli è influenzata dalla società e dai valori che essa
propone:non esiste un modo di rapportarsi agli adolescenti considerato universalmente giusto, ma
dipende dal periodo storico che si sta vivendo. Ad esempio, i cambiamenti avvenuti nella società,
quali l’ingresso nel mondo del lavoro delle donne, l’innalzamento dell’età della scuola dell’obbligo,
l’aumento della percentuale dei giovani che conseguono una laurea, la possibilità di dedicare tempo
ai propri hobby, hanno fornito ai ragazzi maggiori possibilità di socializzazione al di fuori del
contesto familiare, mettendo in secondo piano la funzione genitoriale in tale ambito.
Attualmente, l’adolescenza non può essere considerato come il periodo caratterizzato dalle prime
richieste di autonomia, perché esse sono già presenti fin dall’infanzia. I bambini, sin dall’asilo
nido, attraverso le attività extradomestiche, si ritagliano degli spazi tutti loro. In adolescenza
la necessità di essere autonomi si fa più impellente rispetto all’età precedente, in concomitanza
alla costruzione della propria identità e al bisogno di differenziazione dalle figure parentali.
Essere genitori di un figlio adolescente implica accettarne il bisogno di separazione pur rimanendo
disposti a fornire sostegno psicologico, in quanto l’allontanamento non deve portare alla rottura
dei rapporti con la famiglia d’origine, ma deve essere vissuto come necessario momento di crescita.
Con la crescita del ragazzo il rapporto genitori-figlio acquisisce delle caratteristiche sempre più
paritarie. Ciò è reso possibile dall’acquisizione da parte del figlio della capacità di ragionare in
termini astratti e riflessivi, nonché dall’aumentata esperienza della vita. I genitori devono avere
la capacità di essere flessibili e di cambiare le modalità comunicative fin’ora adottate:se gli
adulti pretendono di mantenere il rapporto maturato con il figlio in epoca infantile si rischia di
essere esasperati dalle continue richieste e provocazioni da parte del ragazzo, con un conseguente
rischio di rottura dei rapporti.
i maschi e le femmine hanno un modo differente di relazionarsi con il padre o la madre:
le femmine, in genere, sviluppano maggiore intimità nei confronti della madre, la sentono più disponibile al dialogo e sensibile ai loro problemi. Trascorrono più tempo con la madre e con lei sono meno inibite nella comunicazione. Il rapporto con il padre spesso appare più difficile perché egli viene percepito come disinteressato ai sentimenti della figlia.
i maschi sembrano meno propensi al dialogo ed a confidare i problemi più intimi. Con il padre si instaura una relazione poco calorosa, viene cercato soprattutto per consigli su attività pratiche. Con la madre si è più propensi a fare delle confidenze su questioni intime, ma spesso viene percepita come una persona autoritaria e intrusiva.

Le comunicazioni conflittuali con entrambi i genitori sono piuttosto frequenti e sono una delle conseguenze del tentativo del figlio di allontanarsi da loro. Studiosi interessati alla psicologia sociale hanno messo in luce come gli stili relazionali dei genitori si basino principalmente su due dimensioni:l’accettazione ed il controllo. L’accettazione consiste nell’apprezzare il figlio per quello che è, valorizzandone le qualità senza pretendere che assomigli ai genitori. Il controllo consiste nel guidare il ragazzo, sostenerlo e stimolarlo, dargli consigli. A seconda di quanto è presente ognuna delle due dimensioni all’interno della relazione, originerà differenti stili educativi:
l’autorevolezza:implica la presenza in modo elevato sia del controllo che dell’accettazione. I genitori autorevoli sono responsabili nei confronti dei figli, fungono da sostegno e da guide. Sono sensibili ai bisogni degli adolescenti e fanno loro delle richieste in relazione alle abilità. Essi incoraggiano il dialogo e tendono a chiarire i motivi delle concessioni e delle punizioni, incentivano il ragazzo nel percorso verso l’autonomia dando responsabilità consone alle capacità. Avere genitori autorevoli aiuta l’adolescente a sviluppare senso critico, sicurezza e buona capacità di ambientamento;
l’autorità:implica la presenza di elevato controllo ma di scarsa accettazione. I genitori autoritari tentano di plasmare il figlio a seconda di un loro ideale, senza accettarlo per quello che è, si esprimono con valutazioni e giudizi ogni volta che il figlio si allontana dallo standard previsto. Scoraggiano il dialogo perché pretendono di essere ubbiditi senza discussione alcuna. I figli di genitori autoritari tendono a diventare ansiosi e frustrati, sviluppano una bassa stima di sé e hanno difficoltà di adattamento;
il permissivismo:implica la presenza di elevata accettazione ma scarso controllo. I genitori permissivi non puniscono e non avanzano pretese, non guidano i figli nelle loro scelte e ne soddisfano i desideri anche se sono privi di senso. Accettano i ragazzi per quello che sono, senza proporre standard di comportamento. I figli, a loro volta, considerano i genitori distanti e privi di interessi nei loro confronti, si sentono privi di sostegno nei momenti difficili.

Il compito della figura genitoriale è anche quello di insegnare ai figli a gestire la “crisi”, muovendo
dall’assunto che ogni crisi promuove essa stessa la messa in atto di quei meccanismi di esplorazione
interiore del sé e dell’ambiente tutt’intorno, che consentono di vincere la frustrazione.
Il disagio che una determinata situazione crea durante la primissima infanzia (l’allontanamento temporaneo
di un genitore, il mancato soddisfacimento immediato di un desiderio) permette il rafforzamento dell’io,
attraverso la ricerca in se stessi e nell’ambiente esterno di una fonte di appagamento, la scoperta
delle proprie capacità e limiti.
Negli anni adolescenziali è “fisiologico” lo scontro con la figura adulta, sia esso il genitore che l’insegnante.
Vengono a cadere tutte gli ideali che il figlio si era fatto sul genitore, che a sua volta non è visto
più come l’essere perfetto che era fino a poco tempo prima.
In questa fase, l’adolescente può non condivide nulla di ciò che il genitore gli suggerisce, contrastandolo
in tutto e per tutto, è avverso a regole di ogni tipo; eppure è in tale avversità che dimora,
paradossalmente, la ricerca della stessa regola, di una legge.
Nell’età che va dai 14 ai 18 anni si sogna di vivere liberi da qualsiasi imposizione, e fa male la
consapevolezza di dover comunque sottostare alla figura adulta per ovvie ragioni, ma inconsciamente,
nella parte più profonda di sé, l’adolescente sa di aver bisogno delle regole, di un freno da parte
dell’adulto e lo pretende.
In realtà, è più che altro il bisogno di rifugiarsi da qualcuno nei momenti di difficoltà, è il bisogno
di protezione, che il ragazzo avverte nei genitori solo quando questi si mostrano poco permissivi,
perché è cosi che egli percepisce l'attenzione rivolta nei suoi confronti e che non è solo al mondo,
con le sue paure dettate dal corpo che cambia, dalla continua ricerca di se stesso, dal raggiungimento
dei suoi sogni.
Ecco perché un “no” possiede una forte valenza educativa e può aiutare a crescere.
Con questo non si vuole incoraggiare nessun autoritarismo:non perdiamo mai di vista il concetto che
le battaglie con i nostri figli in genere non si vincono con l’autorevolezza, bensì ragionando con loro,
attraverso il confronto e lo scambio delle diverse opinioni, per far si che il proprio figlio comprenda
il punto di vista di chi gli vuole bene e, per esperienza, vuole mettere dei paletti nella libertà dei
più inesperti, anche attraverso un “no”.

Se vuoi contattare un altro operatore clicca su "altri": verrai indirizzato all'elenco degli operatori del Centro