Il gioco nei bimbi da 0 a 1 anno,
significato e fasi
di Valeria Nobile,
psicologa del Consultorio familiare "Centro Donna George Sand".
pubblicato il 19/02/14
Non vi è una definizione unica ed universalmente accettata, sembra più facile definire il gioco per quello che non è piuttosto che per quello che è. Il gioco è considerato l’opposto del lavoro, è divertente e piacevole; in esso i bambini si esercitano in nuovi ruoli, esprimono le loro emozioni, provano a dare un senso alle esperienze e affrontano sia la realtà sia la fantasia.
Il gioco è un mezzo di socializzazione in cui i bambini esercitano, sviluppano, migliorano progressivamente il linguaggio ed arricchiscono il proprio vocabolario.
Vi sono varie e differenti fasi nell’evoluzione del gioco infantile:
da 0 a 3 mesi: il gioco è la relazione con l’adulto, principalmente lo stare in braccio, le coccole, le chiacchiere, le canzoni, il massaggio.
sotto il primo anno di età: il gioco per il bambino è esplorazione del mondo circostante attraverso la scoperta di suoni, colori, luci, sapori; ogni oggetto afferrato è portato alla bocca, per tale motivo è consigliato l’uso di materiale idoneo.
A 9 mesi circa il gioco aiuta il bambino a scoprirsi come soggetto separato dalla madre e capace di intervenire nell’ambiente; il gioco del nascondino può essere molto utile per abituarsi ad affrontare l’esperienza della separazione; nascondersi dalla sua vista per poi riapparire gli dà la percezione che nulla scompare per sempre e che ciò che non si vede può comunque essere vicino e facilmente accessibile.
Dopo i 10 mesi: al bambino piace molto giocare con la propria immagine riflessa allo specchio, situazione che lo aiuta ad acquistare un’identità corporea e un migliore senso di sé come persona.
Intorno al primo anno: il bambino comincia a spostarsi continuamente, tocca tutto. In questo periodo i giochi prediletti sono quelli del tirare e spingere come macchinine, camion o passeggini per bambole.